Goya – Capitolo 5: i ritratti

Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, la capacità di Francisco Goya di penetrare la mentalità e la personalità degli altri e riprodurla nei ritratti è stata unica nel panorama artistico europeo.

Tra i suoi molti ritratti eseguiti per i più importanti committenti dell’alta società spagnola, due spiccano per l’alta qualità raggiunta dal pittore e possono essere considerati tra i suoi migliori capolavori.

1787ca - Don Manuel Osorio Manrique de Zúñiga
Don Manuel Osorio Manrique de Zúñiga (1787 circa)

Uno di questi è senza dubbio il ritratto al piccolo don Manuel Osorio. A ragion veduta, può essere considerato uno dei migliori ritratti infantili mai realizzati.

Al momento della creazione di quest’opera d’arte, il piccolo don Manuel era già deceduto, però.

La lettura di questo ritratto non è delle più facili; per essere compreso è necessario leggere i simboli inseriti e, è ben noto a tutti, non esiste mai un’unica chiave di lettura per decodificare un simbolo e non è detto che questa non sia personale e di conseguenza praticamente impossibile da scoprire.

I simboli legati al decesso del bambino sono da ricercarsi prima di tutto nei tre gatti rappresentati al suo fianco, ad un primo sguardo se ne vedono solo due, bisogna far attenzione però, uno è nero e si vedono solo gli occhi. Un altro simbolo è rappresentato dalla gazza ladra, che rappresenta la morte imminente. Tra le altre cose, curiosamente, l’animale tiene nel becco un biglietto su cui è riportata la firma di Goya. Tutto ciò, agli occhi del pittore, rappresenta l’ineluttabilità del destino.

Con grande maestria, Goya realizza gli abiti del bambino. L’abito rosso con la fascia bianca è creato da pennellate libere mentre il colletto, molto raffinato, è stato dipinto a punta di pennello, creando in questo modo l’effetto di assoluta leggerezza della stoffa.

Veniamo ora ad un altro grande capolavoro di Goya.

1795 - María Teresa Cauetana De Silva, Duchessa Di Alba
María Teresa Cauetana De Silva, Duchessa Di Alba (1795)

Il ritratto della Duchessa di Alba è uno dei più famosi ritratti femminili più famosi della Storia dell’Arte.

Negli anni Novanta del Settecento, il fenomeno Goya è già esploso. Rimarrà all’apice per poco tempo, purtroppo, visto che nel 1792 diventerà completamente sordo, con tutte le conseguenze che questo comporterà sul suo modo di essere. Non tutto però volgerà verso la negatività. A causa della perdita dell’udita, Goya svilupperà maggiormente la sua capacità introspettiva, avrà una sempre maggior emotività drammatica e riuscirà a comprendere sempre più profondamente e facilmente la realtà.

In quest’opera, il pittore recupera a pieno i canoni della ritrattistica spagnolo. Se nei dipinti precedenti abbiamo notato la sua preferenza nel realizzare uno sfondo neutro per dar risalto ai protagonisti, in questo ritratto lo sfondo è d’obbligo: si doveva dar spazio ai domini geografici della duchessa che all’età di soli 33 anni era già vedova. Non è difficile per i nostri sensi percepire l’aridità e la calura che domina il paesaggio così sapientemente realizzato da Goya.

1795 - María Teresa Cauetana De Silva, Duchessa Di Alba
Particolare del volto

La duchessa d’Alba è stata una donna molto intrigante, dalla persona molto forte e nel regno di Spagna ricopriva una carica più importante di quella della regina stessa. Tutto questo è facilmente leggibile nella posa della donna.

Baudelaire arriverà addirittura ad ipotizzare che fra la duchessa e Goya ci sia stata una relazione sessuale. Possibilità decisamente remota a causa dell’enorme diversità di rango fra i due, all’epoca queste differenze erano molto considerate e avevano un valore che oggi facciamo fatica a comprendere. Più che altro si è trattato di un rapporto di profonda stima reciproca e non si può escludere che Goya fosse invaghito della donna, dal momento che l’ha rappresentata molto spesso nei suoi album.

Il volto della duchessa trasmette perfettamente la personalità della donna. Possiamo vedere tutta la sua intelligenza, il suo essere volitiva ed enigmatica; senza modificare la realtà, Goya dà ancora una volta prova del suo forte Realismo.

La duchessa non è l’unica protagonista di queso quadro. ai suoi piedi possiamo trovare un cagnolino; non possiamo non sentire un’eco della pittura di Velázquez che spesso inseriva nelle sue opere  cagnolini da compagnia, reali o simbolici.

1795 - María Teresa Cauetana De Silva, Duchessa Di Alba
Particolare del cagnolino e della firma del pittore

Nelle Arti, e più in generale nella tradizione comune, il cane è simbolo di fedeltà. Anche in questo ritratto non è una semplice presenza reale ma è un simbolo, non tanto legato alla duchessa e ad un’ipotetica fedeltà coniugale (si sa che non era una caratteristica della donna in questione) ma è dà riferirsi probabilmente al pittore, che si firma proprio sopra l’animale.

Sembra quasi che il pittore abbia voluto esprimere la sua fedeltà nei confronti di questa donna, che l’ha stregato e ammaliato.

Un pensiero su “Goya – Capitolo 5: i ritratti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...