Goya – Capitolo 3: La famiglia dell’Infante Don Luis di Borbone

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La famiglia dell’infante Don Luis (1783-1784) | Olio su tela, Fondazione Magnani-Rocca (Parma)

Quest’opera è stata realizzata 10 anni dopo la sua prima opera, un periodo relativamente breve se consideriamo lo sviluppo di un artista. Qui, però, siamo d i fronte al primo quadro della maturità di Goya, una maturazione molto rapida!

Possiamo notare in quest’opera delle forti influenze da parte della Pittura Italiana; specialmente per quanto riguarda la tonalità cromatica. In questo quadro sono presenti aspetti importanti che possono farci capire i cambiamenti in atto all’epoca. Il bianco non è più dominate; tolti pochi particolari come le bende e mantello al centro, possiamo vedere che all’interno della composizione il colore dominante è rossiccio. Il bianco è una caratteristica tipica del Neoclassicismo mentre i colori con forte tendenza al rossiccio appartengono alla tavolozza napoletana.

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Luigi Boccherini e Francisco del Campo

In questo caso un tocco d’Italia è dato anche dalle persone immortalate. L’uomo con la marsina rossa è il nostro Luigi Boccherini, che all’epoca si trovava alla corte borbonica, ritratto insieme al pittore Pompeo Batoni, che all’epoca godeva del suo momento di maggior fama.

Il quadro immortala il rito serale del commiato. Prima di andare a letto, si eseguiva un vero e proprio rituale alla presenza di tutta la corte (di cui facevano parte, appunto, anche Boccherini e Batoni). Si aspettava che l’infante si ritirasse nelle sue stanze per dormire. Nella corte spagnola tutti i momenti quotidiani della famiglia reale (colazione, pranzo…) erano veri e propri eventi pubblici.

Don Luis si era ritirato in una proprietà a circa 140 chilometri dalla capitale dopo il suo matrimonio con Maria Teresa Vallabriga, che è la vera protagonista di quest’opera. Questo ritiro dalla vita pubblica è stato un obbligo imposto dal momento che la moglie non era sufficientemente nobile per poter vivere a corte. L’opera però è dedicata a lei e Goya non fa nulla per nasconderlo, dal momento che la donna è l’unico punto bianco di tutta l’opera. Un atto di grande coraggio, se pensiamo che la donna era considerata poco più di una pietra dello scandalo, all’interno della rigida etichetta di Palazzo.

Don Luis adorava vivere circondato da artisti, una corta e propria corte illuminata. Non è difficile immaginare il gruppo di artisti che gareggiavano nei propri campi di applicazione per mostrarsi in tutta la loro genialità. Lo stesso Goya qui si rappresenta in una posizione che ricorda molto Veláquez.

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Don Luis di Borbone e Maria Teresa Vallabriga

Don Luis ebbe una vita abbastanza piena di esperienze, nominato cardinale da papa Clemente XII nel 1735 (diventando il più giovane cardinale della Storia nella Chiesa Cattolica) si dimetterà spontaneamente nel 1754; dopodiché chiederà al fratello (Carlo III) di ottenere l’assenso per un matrimonio morganatico (tra persone non dello stesso rango).

Nonostante possa sembrare un quadro dalla costruzione abbastanza classica e accademica, rappresenta una delle prime novità assolute in pittura. I personaggi di rango reale (in particolare Don Luis e i tre figli (la moglie non sarà mai considerata tale) non vengono dipinti in una posizione privilegiata, come da consuetudine.

In un carteggio con Zapater, suo amico intimo e compagno di scuola, Goya ammette di trovarsi molto bene a corte. Il suo rapporto con la società nobiliare sarà sempre difficile, tra opportunismo, irriverenza e dedizione.

In questo quadro percepiamo un’atmosfera molto particola, che solo la maestria di Goya poteva ricreare. Si tratta dell’incomunicabilità tra i vari personaggi, se osserviamo attentaptamente, infatti, nessuno delle persone ritratte si guarda né ci sono gesti comunicativi.

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Tavolino

Inoltre, nonostante la sua corte, Don Luis vive in solitudine; non a caso il protagonisti principale di questa scena sta giocando alle carte, facendo un solitario. Quelle carte, oltretutto, se venissero lette come tarocchi ci sono gli estremi per la fine ed il cambiamento.

Se osserviamo attentamente, possiamo vedere un particolare molto strano del tavolino: no ci sono abbastanza gambe. IL tavolino non dovrebbe rimanere in piedi, se fosse vero. Ovviamente non è un dettaglio da leggere come incapacità di dipingere bene ma è un simbolo di instabilità. Anche la candela sul tavolino (piccola e unica) potrebbe spegnersi da un momento all’altro lasciando tutti al buio. Instabilità, data ancora una volta dalle carte, che sappiamo possano cambiare, stravolgendo lo svolgersi di una partita.

Oltre al silenzio che pervade tutta la scena abbiamo anche un forte senso di morte, che viene creato dalle sfumature e dai colori scelti per la realizzazione dell’opera. Nessuno dei colori utilizzato, infatti, può essere considerato vivace.

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Goya e i figli di Don Luis

Gli unici che riescono a sfuggire a quest’atmosfera e umore generale sono l’uomo con la testa fasciata dietro a Boccherini (identificato probabilmente con Francisco Del Campo, il segretario particolare di Donna Maria Teresa e probabilmente anche suo amante) e la bambina dal vestito rosso-bruno, intenta a guardare Goya al lavoro.

I ritratti infantili, di bambini vivi e non deceduti, sono veri e propri miracoli della Natura per l’epoca, data la mortalità infantile estremamente alta. Lo stesso Goya avrà sette figli e solamente uno riuscirà a sopravvivere.

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